vito petrozzino Conza


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Conza della Campania, importante città in età romana e altomedievale, completamente distrutta dal sisma del 1980, già sede vescovile fin dal VI secolo d. C. e in seguito, dall'XI secolo, sede arcivescovile metropolitana, con il Parco Storico Archeologico dell’antica Compsa, con l’Oasi Naturalistica del “Lago di Conza” e con le strutture dell’Invaso sul Fiume Ofanto, rappresenta un elemento di eccellenza nel quadro dell’offerta turistica irpina.
Pur lontano dai più noti attrattori culturali campani, ciò che resta dell'antica Compsa e con l’Oasi naturalistica W.W.F. offre al visitatore, nello scenario ancora incontaminato dell’Alta Irpinia, un unicum storico culturale e paesaggistico di notevole interesse.
Approfondimento sulla storia e le tradizioni
nel Comune di Conza della Campania (AV)
Conza della Campania sorge su un pianoro dominante l’alta valle del fiume Ofanto, non molto lontano dalle sorgenti del fiume Sele e dalla cosiddetta Sella di Conza, valico naturale tra il Tirreno e l’Adriatico. Questa ubicazione, quasi a cavallo dei due bacini fluviali, la pone, in un certo senso, in una posizione di cerniera tra due culture, il mondo apulo e dauno da una parte e quello campano e lucano dall’altra.
Conza è il nome moderno della antica città di Compsa. Probabilmente la ragione della nascita e dello sviluppo di questa entità territoriale in età preromana nasce dall’essere posta in modo strategico ad un crocevia non necessariamente solo geografico ma anche di culture, miti ed economie. Sono note nella zona presenze antropiche che risalgono al neolitico, anche se le prime attestazioni di gruppi umani organizzati si riferiscono ad un gruppo di tombe ad inumazione dell’età del ferro, rinvenute alla base del pianoro dove poi sorgerà la città. Una interessante attestazione della comunità sannitica di Conza potrebbe essere rappresentato da una iscrizione in lingua osca ed alfabeto greco in cui compare la menzione di un contingente di mercenari provenienti da un centro di nome Campsa al servizio della città magnogreca di Metaponto. L’iscrizione è realizzata su di elmo bronzeo di tipo attico-calcidese, risalente alla metà del IV a.C., conservato presso il museo Poldi Pezzoli di Milano.

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