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la storia
Non c’è menzione nè di Compsa dei Compsani nè del resto del l’ethnos degli irpini nelle fonti antiche che ci parlano delle guerre sannitiche che nel IV e III secolo videro la resistenza delle popolazione indigene dell’Italia centro-meridionale contro l’espansionismo dei romani. Essi, durante le guerre sannitiche, al momento del contatto e poi dello scontro, vedono i Sanniti come una entità unica, con lingua e cultura simile; solo più tardi, quando cercheranno di stipulare localmente alleanze e amicizie, avranno capacità e convenienza politica a distinguere le varie etnie all’interno dell’ universo sannitico.
Alla fine del III secolo, durante la seconda guerra punica, il centro appare pienamente nell’orbita romana: il senato di Roma stringe patti di alleanza ed appoggia l’elite locale dei Mopsiani, molto probabilmente una casta sacerdotale legata ad un culto salutifico presso un santuario locale.
La fazione opposta, opportunamente rappresentata da un personaggio, non altrimenti conosciuto, ma dal nome tipicamente osco, si schiera con i Cartaginesi del generale Annibale che, una volta eclissatisi i filoromani Mopsi, occupano il centro. La rivolta degli insorti italici, che avevano tentato di utilizzare la forza militare cartaginese per sganciarsi dall’egemonia romana, fallisce miseramente solo due anni dopo: la città viene riconquistata dal generale Q. Fabio. Le conseguenze della ribellione contro i romani delle comunità irpine sconfitte insieme ad Annibale fu la confisca di larghe parti di territorio che diventarono di proprietà di Roma. Queste ampie porzioni di territorio furono poi assegnate a cittadini romani nel vasto piano di redistribuzione agraria di età graccana. Durante la guerra sociale agli inizi del primo secolo a.C. Compsa certamente si schierò dalla parte degli italici contro il senato di Roma, ancora una volta, probabilmente alla ricerca di una propria e rinnovata identità, ma fu sconfitta. La notizia di una sua occupazione militare da parte di un luogotenente irpino del generale romano Silla, senza devastazioni o saccheggi, probabilmente presuppone all’ interno della comunità una presenza di un partito filoromano ancora piuttosto forte. Probabilmente per questa stessa ragione a Compsa non fu dedotta nessuna colonia: acquisisce lo status di Municipium ed i cittadini romani residenti vengono iscritti nella tribù Galeria, come molti dei centri irpini. I cittadini romani residenti in città esercitano il loro diritto votando nella loro tribù. Compsa diventa una città romana con le sue caratteristiche di centralità gestionale del territorio che la circonda e che nel nostro caso doveva essere piuttosto vasto (in un certo senso inversamente proporzionale allo sviluppo spaziale della città, che rimane invece piuttosto angusta), territorio essenzialmente montano con larghe fasce vallive irrigue dove erano poste le ville e le fattorie a conduzione agricola. Le magistrature della città erano quelle tipiche delle comunità italiche romanizzate: c’era un senato cittadino (decurioni), formato dai membri eminenti della comunità, a cui erano attribuite varie funzioni giurisdizionali ed il potere esecutivo era tenuto dal collegio di quattro magistrati (quattuorviri) di cui due eponimi (iure dicundo) con poteri legislativi e giuridici (sul modello dei consoli romani), mentre gli altri due magistrati avevano funzione d controllo sulla vita economica e sociale della città. Conza, insieme con Aeclanum, nella riforma territoriale dell’Italia di Diocleziano viene sottoposta al potere del Corrector Apuliae et Calabriae.